LE INFINITE PROPRIETA' DEL FINOCCHIO SELVATICO

ERBARIO:

Finocchio selvatico (Foeniculum vulgare)



E' una pianta erbacea perenne della famiglia delle Ombrellifere. Dalla radice emergono fusti cilindrici, alti anche due metri, ramificati e con superficie verde brillante. Le foglie sono molto frastagliate e i fiori giallo intenso, i frutti sono minuscole capsule e contengono piccoli semi ovali.



Predilige i luoghi sassosi assolati e gli incolti aridi. E' frequente al centro-sud dove sale sin oltre i mille metri. Fiorisce da giugno ad agosto.
Si usano le foglie, i frutti e la radice. Le ombrelle si raccolgono in agosto-settembre, la radice in ottobre-novembre; le ombrelle si legano in mazzi e si fanno asciugare all'ombra, poi si separano i semi. La radice viene privata delle radichette, tagliata a pezzi e posta a essiccare al sole. Radice e semi vengono conservati in recipienti di vetro al riparo dalla luce. Le foglie si utilizzano fresche.
I principi attivi del finocchio sono olio essenziale, acidi organici e proteine. Ha proprietà diuretiche, digestive e antispasmodiche.


UTILIZZO IN CUCINA

Le foglie si usano come aromatico nei piatti di pesce e di maiale; nelle frittate, lasciando a lungo a contatto foglie e uova; in piatti di pasta, patate, minestre; in farciture per pollo e cacciagione. I frutti come aromatizzanti di vini, dolci, biscotti, fichi secchi.

Olio al finocchio selvatico: raccogliete fusti maturi ma non ancora in fiore di finocchio selvatico, seccateli all'ombra e successivamente infilateli in una bottiglia di buon olio; lasciate macerare per un mese poi, volendo, filtrate. E' tuttavia piacevole lasciare i fusti nella bottiglia.

Sorbetto di finocchio selvatico: raccogliete 10 g di foglie di finocchio scegliendo le più succose e tenere, pestatele e mescolatele a 50 g di zucchero in una ciotola che resterà coperta. Fate bollire 1,5 dl d'acqua, versatela nella ciotola e aspettate che l'infuso si raffreddi prima di colare spremendo bene, poi aggiungete il succo di un limone e un albume d'uovo montato a neve, quindi versate in un contenitore da freezer e mettete a gelare, non dimenticando di mescolare ogni quarto d'ora per mantenere il sorbetto granuloso.


UTILIZZO IN FITOTERAPIA

Vino medicinale contro l'anemia: in un litro di buon vino marsala fate macerare per dieci giorni 150 g di semi di finocchio. Filtrate il liquido, versatelo nella bottiglia e prendetene un bicchierino prima di ogni pasto.

Decotto contro l'alito cattivo: bevete tre volte al giorno una tazzina di decotto, fatto con 100 g di semi di finocchio bolliti in un litro d'acqua.

Infuso diuretico: fate bollire un litro d'acqua, versatevi 30 g di radice di finocchio e lasciate intiepidire il liquido. L'infuso, filtrato e addolcito con un poco di miele, deve essere consumato nel corso di una giornata.

Decotto contro le infiammazioni intestinali: fate bollire in mezzo litro di latte un cucchiaino di semi di finocchio. Quando il liquido si è ridotto a poco meno della metà, aggiungetevi un cucchiaino di miele e bevete subito.

Bagno tonificante: Nell'acqua calda del bagno, aggiungete una manciata di frutti di finocchio selvatico.


CURIOSITA'

Raccontare la storia del finocchio equivarrebbe a risalire alle radici del genere umano perché polline e frutti sono stati rinvenuti in abitazioni antichissime. Gli Egizi, i Greci e i Romani ne furono certamente buoni consumatori, poi, andando avanti nel tempo, la Scuola Salernitana decantò diffusamente le sue virtù medicinali.

Anche il verbo "Infinocchiare" deriva da questa pianta e la sua origine dal fatto che i tavernieri senza scrupoli della Venezia medioevale, offrivano gambi di finocchio selvatico ai clienti che attendevano il vino ordinato. Il forte, stuzzicante sapore del vegetale non consentiva più di distinguere il vino cattivo da quello buono, cosicché i furbi osti veneziani potevano mescere ai malcapitati, quanto di peggio avevano in cantina.

L'antica abitudine di masticare i piccioli delle foglie più succose dopo il pasto per digerire meglio, è ancora viva in molti paesi; pare sia stata questa la molla che spinse gli orticoltori a produrre quegli aromatici grumoli bianchi che sono reperibili in inverno e sono noti anche col nome di "finocchio dolce di Firenze".